

58. L'indipendenza greca e il sorgere della questione d'Oriente.

Da: P. Villani, L'et contemporanea. diciannovesimo-ventesimo
secolo, Il Mulino, Bologna, 1993  .

Negli avvenimenti che portarono all'indipendenza della Grecia
dall'impero turco and ulteriormente consumandosi la Santa
alleanza. I contrasti fra l'Inghilterra e i propri alleati,
Russia, Austria e Prussia, gi sorti a proposito dei movimenti
d'indipendenza degli stati latino-americani, vennero ampliandosi.
In questo brano lo storico italiano Pasquale Villani spiega la
complessa situazione creatasi nei Balcani dopo l'insurrezione dei
patrioti greci. Nonostante la volont conservatrice delle potenze
restauratrici, alcune di esse, come l'Austria e la Russia,
aspiravano ad espandersi nei territori dell'impero turco, mentre
l'Inghilterra cercava di mantenere costante l'equilibrio fra tutte
le potenze. Intanto l'opinione pubblica europea, memore della
passata grandezza della cultura greca, premeva i governi verso
l'intervento contro i musulmani; celebri patrioti, come il poeta
inglese George Byron e il piemontese Santorre di Santarosa,
sacrificarono le loro vite alla libert della Grecia. Si
accelerava cos il ridimensionamento dell'impero turco in Europa e
cominciava quella che sarebbe stata definita nell'Ottocento
questione d'Oriente.

Nel fiorire di societ segrete che aveva caratterizzato l'ultimo
periodo napoleonico, era stata creata ad Odessa una societ
segreta, l'Eteria, che si propag, in molti centri dell'impero
ottomano, soprattutto dove svolgevano la loro attivit mercanti e
marinai di origine greca. Gli associati aspiravano a rendere
libera la loro patria dalla dominazione turca. Il desiderio
d'indipendenza, incoraggiato anche dallo zar Alessandro nei
momenti di esaltazione religiosa e di velleitario ed episodico
liberalismo, era particolarmente diffuso nella colonia greca di
Costantinopoli del quartiere di Fanar (donde deriva il nome di
fanarioti). Commercianti e funzionari dell'amministrazione, i
fanarioti costituivano una lite sociale e intellettuale sensibile
agli orientamenti della pi avanzata cultura politica e civile dei
paesi europei. L'appoggio della Russia era stato per qualche anno
assicurato dalla posizione eminente occupata dal conte di
Capodistria, nativo di Corf, alla corte e nei disegni dello zar,
secondo la linea tradizionale dell'impero russo di penetrazione
nei Balcani, in nome anche della protezione della religione greco-
ortodossa. Un successo considerevole era stato ottenuto nel 1815
col riconoscimento strappato alla Turchia della autonomia della
Serbia.
Proprio mentre, nel marzo 1821, stavano per essere soffocati a
Napoli e a Torino i moti costituzionali, l'insurrezione divamp in
Grecia, sostenuta dal clero ortodosso e dal pasci di Giannina
(Albania).
I Turchi domarono la rivolta nelle principali citt, ma non
poterono interamente estinguerla nelle aspre localit montane del
Peloponneso e nelle isole, dove si svilupp la guerriglia.
Nel congresso di Epidauro nel gennaio 1822 i ribelli proclamarono
l'indipendenza. Un forte movimento di opinione pubblica si cre in
Europa, soprattutto in Francia e in Inghilterra. Il mito della
cultura, della libert, della democrazia della Grecia classica era
vivo negli ambienti intellettuali e la lotta dei ribelli greci
cristiani contro il tiranno turco musulmano suscitava simpatie,
non soltanto fra i liberali progressisti ma anche tra i cattolici,
fin nello schieramento legittimista. La durezza della repressione
era denunziata anche in opere di pittura che ebbero grande
risonanza, come Il massacro di Chio del pittore francese
Delacroix, esposto a Parigi nel 1824. Da ogni parte giungevano ai
difensori della libert ellenica aiuti e molti volontari andarono
a combattere al loro fianco. Tra le vittime illustri di questa
guerra furono il poeta inglese Lord Byron, romantico
rappresentante della aristocrazia inglese, caduto a Missolungi
(1824), e l'esule liberale piemontese Santorre di Santarosa,
caduto a Sfacteria (1825).
La situazione politico-diplomatica, da cui almeno in parte
dipendeva l'esito dell'insurrezione greca, era molto complessa. Si
trattava in effetti di tener conto degli equilibri di potere
nell'Europa danubiana e balcanica e nel Mediterraneo orientale,
aree nelle quali si confrontavano gli interessi inglesi, russi e
asburgici. Era in gioco la sorte stessa dell'impero ottomano, la
cui decadenza si era gi manifestata nel corso del secolo
precedente. Anche la Francia per i suoi antichi legami con
Costantinopoli poteva rientrare nel gioco. Le guerre dell'et
napoleonica avevano consentito alla Russia e all'Inghilterra una
pi attiva partecipazione alle vicende mediterranee. L'impresa
napoleonica in Egitto aveva lasciato memorie ed eredit. Nasceva
insomma la cos detta questione d'Oriente, croce e delizia della
diplomazia ottocentesca. L'episodio greco segna appunto l'inizio
della nuova fase, per molti aspetti ancora fluida. Si colloca
infatti nel momento in cui la Gran Bretagna prendeva le distanze
dal sistema del Congresso e Alessandro primo era incerto tra varie
e contrastanti aspirazioni e prospettive. Desiderava, da una
parte, approfittare della crisi turca e continuare nella politica
di appoggio ai cristiani ortodossi e d'altra parte, sostenendo i
ribelli contro il sultano, temeva di allontanarsi dalla politica
conservatrice della Santa Alleanza.
L'orientamento inglese si consolider, poi, nell'impegno ad
evitare la disgregazione dell'impero turco, per impedire
all'Austria e alla Russia di espandersi nei Balcani e a
quest'ultima di passare nel Mediterraneo attraverso i Dardanelli.
Ma nel 1825-26 le circostanze favorirono la felice conclusione
della lotta per l'indipendenza greca grazie ad un accordo
dell'Inghilterra con il nuovo zar Nicola primo (1825-1855) apparso
subito meno sensibile di Alessandro ai consigli e all'influenza di
Metternich.
L'appello del sultano turco, incapace di domare con le sole sue
forze la ribellione, al pasci di Egitto Mehemed Al provoc
l'intervento a favore dei patrioti greci. Il pasci, formalmente
vassallo del sultano, era di fatto autonomo ed aveva organizzato
il suo dominio egiziano con moderni criteri di governo, puntando
soprattutto sulla costituzione di un potente esercito e di una
flotta efficiente. I ribelli greci stavano ormai per essere
sopraffatti dalle forze egiziane quando nel luglio 1827
l'Inghilterra, per impedire un'azione unilaterale dello zar,
riusc ad ottenere un passo diplomatico comune di Russia,
Inghilterra e Francia e l'invio immediato di una flotta per
imporre alla Turchia una mediazione. Il 20 ottobre del 1827, in
circostanze che forse andarono ben oltre le direttive dei governi
interessati, la flotta anglo-francese distrusse quella turco-
egiziana a Navarino. Da parte sua la Russia fece entrare il suo
esercito nei Balcani, avanzando vittoriosamente fino a minacciare
Costantinopoli.
Con la pace di Adrianopoli (14 settembre 1829) la Turchia accord
allo zar importanti vantaggi territoriali e commerciali
(innanzitutto il protettorato sui principati di Valacchia e
Moldavia) e s'impegn sul piano internazionale a riconoscere
l'autonomia della Grecia. Non mancarono contrasti sull'assetto
politico e costituzionale che bisognava dare alla Grecia. Il conte
di Capodistria che, sconfessato da Alessandro primo nel 1822, si
era ritirato in Svizzera, fu chiamato dal 1827 a presiedere una
specie di governo provvisorio, ma fu assassinato nell'ottobre
1831. Alla fine le potenze vincitrici (Francia, Russia,
Inghilterra) trovarono l'accordo per costituire la Grecia in un
regno indipendente (restavano alla Turchia la Tessaglia e la
Macedonia) assegnato ad un principe tedesco, Ottone Wittelsbach di
Baviera (1832-1862).
